Libano

Libano, Gennaio 2017

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Ho viaggiato in Libano nel Gennaio 2017 visitando diverse aree del Paese: dalle aree più degradate di Beirut, come Sabra e Shatila, ai campi profughi siriani, ai quartieri a maggioranza curda, a quelli degli Hezbolah fino ai confini con la Siria oltre la valle della Bekaa. Era un periodo in cui profughi siriani che scappavano dalla guerra si riversavano nelle strade di Beirut, una città dal fascino irresistibile, sempre alla ricerca di un equilibrio precario tra opposti interessi di differenti gruppi religiosi, politici ed economici. Da un quartiere all’altro questa città mostrava dicotomie stridenti: gli uomini d’affari e i mendicanti, la borghesia libanese e i profughi siriani, i palestinesi e gli armeni, le guardie Hezbollah e i soldati libanesi, la speculazione edilizia e i ruderi della guerra. Queste sono alcune delle foto più significative di quel viaggio, che ho raccontato nel mio reportage su Panorama del 6 Aprile 2017 (https://www.panorama.it/news/esteri/beirut-in-bilico-sulla-storia-il-reportage/).

Sugli scogli di Beirut

Una coppia di libanesi guarda il tramonto dagli scogli di Beirut. La storia di questa città è stata da sempre molto tormentata. Fu fenicia, anche se le vicine Tiro, Sidone e Byblos erano centri più importanti, e poi colonia romana. Nel 1110 fu conquistata dalle armate crociate e nel 1516 dagli Ottomani. Tra il 1975 e il 1990, durante la guerra libanese, fu pesantemente bombardata dagli Israeliani. I segni della guerra sono ancora visibili e stridono con la bellezza del suo lungomare, dei suoi tramonti e dei suoi cieli (Credits: Luca Sciortino).

I vicoli sul mare

Il mar Mediterraneo alla fine del vicolo. Da questo mare sono arrivate molte delle influenze culturali che hanno fatto di Beirut una città molto sfaccettata. Sunniti e sciiti, cristiani drusi e maroniti, armeni della chiesa apostolica, siriani cattolici e protestanti, cattolici di rito latino e caldei vivono a contatto in un equilibrio sempre precario. (Credits: Luca Sciortino)

Moschea e cattedrale

L'architettura di Beirut riflette i contrasti religiosi all'interno della società libanese: la moschea di Mohammed Al-Amin sorge accanto alla cattedrale ortodossa di San Giorgio (Credits: Luca Sciortino).

Nel quartiere di Sabra

Entrando nel quartiere di Sabra si possono vedere le bandiere dell'organizzazione per la liberazione della Palestina (Credits: Luca Sciortino)

In fuga dalla guerra

Una donna siriana in fuga dalla guerra che si era rifugiata nei campi profughi palestinesi di Beirut. I profughi siriani sul suolo libanese censiti dall’Unhcr, l’agenzia rifugiati dell’Onu, erano un milione e centomila circa nel luglio 2016, dei quali il 54 per cento minorenni. Di fatto, si stima che i profughi siriani siano oltre un milione e mezzo, pari a poco meno della metà della popolazione del Libano (Credits_ Luca Sciortino).

L'ombra di Arafat

In questo angolo del quartiere di Sabra si riunivano i combattenti palestinesi (due di loro, sulla destra, erano armati) (Credits: Luca Sciortino).

I mille volti di Hezbollah

Hezbollah, letteralmente il Partito di Dio, è un partito politico sciita presente in Libano; i suoi candidati partecipano alle elezioni legislative ed alcuni suoi rappresentanti siedono come ministri nella compagine governativa. Così è facile vedere i volti dei candidati nei muri di alcune aree di Beirut. Colpisce il fatto che Hezbollah in Libano è una sorta di stato dentro lo stato, come può essere la mafia, anche se la sua presenza è molto più evidente e aperta. Il suo ruolo è complementare a quella dello stesso governo e ciò è in contrasto con l’idea stessa che noi europei abbiamo dello Stato, ma trova la sua giustificazione storica nel fatto che Hezbollah ha da sempre interpretato il ruolo di baluardo a difesa del Libano del Sud, invaso più volte da Israele (Credits: Luca Sciortino)

Quell'angolo di Shatila

Shatila è un campo di rifugiati palestinesi dentro Beirut che recentemente ha accolto migliaia di profughi siriani. Non è di fatto facilmente distinguibile da altri quartieri molto poveri di Beirut se non per la densità altissima di popolazione e un forte stato di degrado. Se c'è una cosa che colpisce nel camminare al suo interno è la quantità di fili elettrici e tubature che si diramano in tutte le direzioni come volessero divorare gli edifici (Credits: Luca Sciortino)

Con gli occhi al cielo

Per una persona che vive dentro il campo profughi di Shatila deve essere un sollievo guardare il cielo di tanto in tanto. In realtà questo bambino stava aspettando che dal balcone venisse giù un paniere in modo da mettervi dentro il pane, un po' come si fa nel sud d'Italia. A me piaceva il contrasto tra i manifesti che raccontano la storia tormentata del Medio Oriente e lo sguardo verso il cielo (Credits: Luca Sciortino)

Lavoro minorile

Un bimbo che lavorava nelle strade di Shatila. Lo sfruttamento dei minori è frequente nei campi profughi (Credits: Luca Sciortino).

Vita nei campi profughi

Questi sono i vicoli dove crescono i bimbi palestinesi figli di quegli uomini e donne che sono dovuti fuggire dalla Palestina dopo il 1948. Venivano prevalentemente dal villaggi del nord di quella terra (Credits: Luca Sciortino).

Senza sedie a rotelle

A Shatila questi disabili erano costretti a gattonare perché troppo poveri per permettersi la sedia a rotelle. Uno dei tanti drammi a cui si assiste camminando in queste aree di Beirut (Credits: Luca Sciortino)

I rifiuti nelle strade

Le condizioni di vita a Sabra e Shatila sono difficilissime non solo per il sovraffollamento, l’alta criminalità e la carenza di infrastrutture, ma anche per i cumuli di immondizia accumulati nelle strade. Il problema dello smaltimento dei rifiuti, molto simile a quello italiano, affligge tutta Beirut da quando è stata chiusa la discarica di Naameh, nelle montagne a sud della città. Il ritardo nel decidere di aprire le nuove discariche di Burj Hammoud e Costa Brava è stato frutto dei disaccordi tra politici a livello regionale e locale. Ciò dà la misura di come la politica libanese sia internamente divisa (Credits: Luca Sciortino).

Dalla Palestina a Beirut

Un anziano palestinese che si è stabilito a Beirut in giovane età, al tempo della guerra libanese. Quest'ultima è iniziata nel 1975 ed è durata circa 15 anni. Già dal 1948 vi era stato un notevole afflusso di palestinesi finché nel 1975 il numero aveva toccato 300mila. Beirut divenne anche il rifugio dei terroristi dell’OLP cacciati dall’esercito giordano (Credits: Luca Sciortino).

I segni delle pallottole

Questi bambini giocavano in un'area vicino la moschea di Mohammed Al-Amin in cui sono molti gli edifici segnati dalla guerra civile. Alle loro spalle si vedono ancora i buchi lasciati dalle sui muri dalle pallottole (Credits: Luca Sciortino).

Soldati libanesi

Una delle molte pattuglie di soldati libanesi in Hamra Street, la via del passeggio nel centro di Beirut (Credits: Luca Sciortino)

La ragazza di Raouché

Questa ragazza, a passeggio con un'amica e la madre sul lungomare del quartiere commerciale di Raouché, ha accettato di farsi fotografare (Credits: Luca Sciortino)

Monumento alla pace

Il Monumento per la pace sorge a Yarze, nella periferia di Beirut, vicino il Ministero della Difesa. E' stato costruito nel 1995 per commemorare la fine della guerra libanese. Contiene 78 veicoli militari di varie nazioni assemblati a formare una torre. Chi chiede un visto per la Siria viene certamente in questo posto caratterizzato da un numero enorme di barriere e posti di blocco (Credits: Luca Sciortino).

Nejmeh Square

Uno scorcio della piazza principale di Beirut, Nejmeh Square, pattugliata dai soldati in una sera di pioggia. E' sede del parlamento ed è circondata da palazzi in arte Deco. Sullo sfondo luccicano i minareti di Mohammad al-Amin (Credits: Luca Sciortino)

Jounieh

L'area di Jounieh, poco a nord di Beirut, fotografata dal santuario di Harissa, uno dei luoghi culto dei cristiani maroniti. La costa del Libano è quasi interamente coperta da edifici senza alcuna interruzione, specialmente nella zona di Beirut (Credits: Luca Sciortino)

I profughi della valle della Beqaa

Ho scattato questa foro proprio all'entrata di uno dei campi profughi allestiti dall'UNHCR, l'agenzia rifugiati dell'ONU. nella valle della Beqaa, a ridosso del confine con la Siria (Credits: Luca Sciortino)

Quella famiglia siriana

Una famiglia di siriani in fuga dalla guerra che viveva nel campo della valle della Beqaa. La loro accoglienza è stata encomiabile nonostante la situazione (Credits: Luca Sciortino).

Con la guerra negli occhi

Questo bambino siriano amava mettersi in posa per una fotografia. L'ho incontrato in un campo profughi al confine tra Libano e Siria (Credits: Luca Sciortino).

Lo sguardo sulla soglia

Il volto difficile da dimenticare di una ragazza siriana affacciata da una delle tende di un campo profughi nella valle della Beqaa, in Libano (Credits: Luca Sciortino)

Tenda numero cinque

Due bambini siriani entrano nella tenda fornita dall'UNHCR (l'agenzia profughi dell'ONU) in uno dei campi profughi della valle della Beqaa, in Libano. Con la vernice qualcuno aveva tracciato il numero cinque per individuare quell'abitazione di fortuna (Credits: Luca Sciortino)

La strada per sopravvivere

Bambini siriani in fuga dalla guerra sulle strade della valle della Beqaa, in Libano. (Credits: Luca Sciortino).

Byblos

Una vista di Byblos dal castello che fu costruito dai crociati nel XII secolo utilizzando pietra calcarea locale e resti di edifici romani. (Credits: Luca Sciortino)

Edificio ottomano

E’ stato dopo la battaglia di Marj-Dabek, combattuta conto i Mamelucchi, che gli Ottomani conquistarono Byblos. Il loro impero durò fino alla prima guerra mondiale. Poi tutto il Libano fu sotto il mandato francese fino al 1943, anno dell’indipendenza. Questo edificio fu costruito dagli ottomani vicino il castello crociato. In questo pezzetto di terra si sovrappongono i resti di molte civiltà, da quella fenicia e romana a quella cristiana e ottomana (Credits: Luca Sciortino)

La Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa crociata di San Giovanni al tramonto (Credits: Luca Sciortino).

L'albero di Byblos

Sugli scogli di Byblos c’è un castello crociato che nel dodicesimo secolo è stato oggetto di cruente battaglie tra crociati e musulmani. Quei pochi che scendono più giù lungo il sentiero, vedono questo albero solitario che si staglia in un mare di colore turchese. E si fermano, toccati dalla scena (Credits: Luca Sciortino)

Il mare e l'hijab

Sul lungomare di Sidone una ragazza con l'hijab guarda le onde del mare (Credits: Luca Sciortino)

Il pulmino della scuola

Il vento soffia sulle palme e spazza le nuvole del cielo di Sidone, sulla costa libanese. Un pulmino di una scuola francese stava lì abbandonato (Credits: Luca Sciortino).

Dentro la moschea

Fedeli pregano dentro una delle più importanti moschee di Tiro, quella di Hajj Bahaeddin Hariri. Questa moschea è di costruzione recente. Durante i lavori sono stati scoperti i resti di una strada romana (Credits: Luca Sciortino)

Tramonto a Sidone

Uno sguardo fuori dalla moschea di Hajj Bahaeddin Hariri, a Sidone, quando il sole stava per tramontare (Credits: Luca Sciortino).

Funerale musulmano

In una parte della moschea di Hajj Bahaeddin Hariri a Sidone si svolgeva un funerale. I parenti più anziani del defunto sedevano di fronte al pubblico e vicino il corpo. Al termine della cerimonia molte persone baciavano la mano di un anziano che rimaneva seduto (Credits: Luca Sciortino)

Moschea e cimitero

Una moschea a Tiro e l’adiacente cimitero musulmano. Questa città è situata nella costa libanese a 88 Km da Beirut proprio dove sorgeva l’omonima città fenicia. Il famoso cedro libanese cresceva in gran numero nella zona e gli antichi egizi ne importavano il legno (Credits: Luca Sciortino).

Sognando l'Europa

Una famiglia siriana guarda il tramonto dalle coste libanesi vicino Tiro. Quello è il punto in cui imbarcazioni di profughi partono verso l'Europa in cerca di maggior fortuna. Non è improbabile che, guardando verso il Vecchio Continente, questa famiglia stesse sognando una vita migliore. Così mi piace pensare che si trovi ancora unita e in un Paese dove ia possibile ricominciare una nuova vita (Credits: Luca Sciortino).