Sguardi

Varanasi, India, 2011

Bambini Hmong, Guizhou, Sud della Cina, 2016

Baraccopoli Jaipur, India, 2011

In fuga dalla Siria, Libano, 2017

Sognando l'Europa, Beirut, Raouché , 2017

Il fascino della saggezza, Villaggio Hmong, Guizhou, Sud della Cina, 2016

Shatila, Beirut, 2017

Ho viaggiato (con la macchina fotografica) per diversi motivi, dai convegni accademici ai foto-reportage giornalistici. O, semplicemente, perché mi mettevo in commino per conoscere il mondo, come quando sono andato dalla Scozia al Giappone attraverso le steppe dell’Asia Centrale.

Le fotografie qui raccolte sono una sorta di archivio dei miei “sguardi“ nelle parti più disparate del globo, sempre nel tentativo di ritagliare la mia personale visione delle cose, di crescere come uomo, di imparare, disimparare e, talvolta, denunciare. Sono divise in cinque sezioni: “My Silk Way”, il racconto fotografico del mio viaggio dalla Scozia al Giappone per terra e per mare, ed “Europa”, “Asia”, “Africa” e “America”, che raccolgono fotografie di viaggi differenti in queste parti del globo.

L’antropologo Gregory Bateson amava ripetere una frase della danzatrice statunitense Isadora Duncan: “If I could tell you what it meant, there would be no point in dancing it” (“Se potessi dirti che cosa significa non avrei bisogno di danzarlo”). Ho cominciato a fotografare per poter esprimere quello che non potevo dire con la scrittura o perché era utile giustapporre la raffigurazione alla narrazione. Fotografare non è quindi la mia principale forma di essere e di esprimermi.

Se vi è un filo conduttore in queste immagini, questo è un interesse filosofico per la pluralità dei valori umani e dei modi di pensare e di conoscere. Per contrasto, a incuriosirmi è anche ciò che sta dall’altra parte dello spettro, ovvero ciò che è comune a tutte le culture e che giustifica l’uso dell’aggettivo “umano”. Ciò mi ha portato a cercare i tratti comuni a tutti gli esseri umani dove la sofferenza li rende più evidenti, tra i poveri, i profughi, i perseguitati, i diseredati, gli itineranti, i senza radici e i vagabondi impenitenti.